Ettore Massara

Ettore Massara: da Palermo a Beauvais con un 2200 

1. Puoi presentarti: dicci da dove vieni, di che cosa ti occupi, insomma chi è Ettore Massara? Ciao a tutti, sono Ettore, un appassionato collezionista di VeloSolex, vivo e lavoro a Palermo, capoluogo della Sicilia, dove sono nato nel 1957. Ho lavorato per molti anni come grafico editoriale sia come dipendente che come free-lance.

2. Da dove nasce la tua passione per il Velosolex?  Il VeloSolex mi piace da sempre, fa parte di quel pezzo di Francia che mi porto dietro da bambino, quando con i miei genitori partimmo con la roulotte per una vacanza in Bretagna.

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3. Quanti VeloSolex possiedi e quanti ne vorresti possedere? Ricordo ancora l’ultimo modello in vendita a Palermo, era il 1988 e non aveva più le leve dei freni ‘alla francese’,  ma ancora non potevo comprarlo perché non possedevo un posto dove metterlo vicino casa. Qualche anno fa, finalmente, potei prendermi il primo VeloSolex. Tutte le mattine, andando al lavoro, vedevo l’aiutante di un meccanico trattare malissimo un Solex 3800 ‘export’ rosso del 1984 al quale aveva tolto il motore. Lo sbatteva di qua e di là, fregandosene dell’importanza storica  che fa della ‘bicicletta che va da sola’ un oggetto unico per la meccanica, per la praticità ma soprattutto per la sua gentilezza ed il suo fascino tipicamente francesi… non potevo sopportare che la bicicletta del film ‘Mon oncle’ finisse in questo modo!!!  Per 150 euro lo tolsi dalle mani del meccanico e lo portai all’amico Riccardo Alexander, grande restauratore, per rimetterlo a posto e fargli ritrovare tutta la sua dignità. Successivamente, ho comprato un bellissimo Solex S 2200, vicino Cremona, molto ben conservato, che mi ha dato la soddisfazione, grazie anche all’aiuto di Sergio Piccina, Presidente del Club VeloSolex Italia, di poter partecipare quest’anno al raduno di Beauvais organizzato da Solex Millenium per i 60 anni del VeloSolex.

4. Raccontaci la tua esperienza più bella in Velosolex. Un’esperienza indimenticabile, partire da Palermo  con la nave fino a Genova  e da lì in auto per la Francia del Nord col mio Solex! Credetemi, ancora oggi non mi sembra vero! Sotto il grande cielo di Francia, sulle dolci colline di Picardia, nel verde dei prati, fra gli applausi dei francesi al nostro passaggio come al Tour, i (molti) bicchieri dell’ottimo sidro e la baguette mangiata in corsa insieme agli altri solexisti, le guglie dei campanili e le croci che ricordano la Comune di Parigi del 1874, e il 2200 che andava a meraviglia. Sembrava tutto un sogno! Nessuna vacanza organizzata potrà mai essere così bella.

ettore-1.jpg Adesso che sono tornato a Palermo, ho dato una ripulita al mio nero Pegaso alato (il 2200!) e ho fornito nuovi pneumatici al 3800 export che fra breve tornerà all’antico splendore. Mi piacerebbe avere un 330 e un 3800 francese, e spero di riuscirci entro l’anno. Qui a Palermo di appassionati siamo solo io e l’amico Beppe Troja, che ne possiede diversi; in giro qualche Solex nascosto capita di vederlo, ma la maggior parte sono in cattive condizioni.

5. Lancia un messaggio al mondo dei Velosolexisti italiani ed europei. Agli amici solexisti italiani mi permetto di dare un consiglio: organizzatevi e fate almeno una volta l’esperienza di un raduno in Francia, che è il vero ‘paese d’ò Solex’!!!. E’ una grande occasione  per conoscere altri solexisti e vedere altri Solex, soprattutto i più antichi e quindi i più rari. E per tornare a casa pieni di nuovo entusiasmo per i nostri Solex. Un arrivederci ai prossimi raduni, ciao.

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